Rapallo, l’accusa degli animalisti: «Per il Comune i cinghiali sono un’emergenza, la rumenta no»

Il Comitato Torrente San Francesco torna all’attacco dopo l’uccisione della famiglia di cinghiali nel torrente: «Rifiuti ovunque, varchi aperti e prevenzione assente». Nel mirino la gestione comunale di fauna selvatica e igiene urbana

A Rapallo la polemica sulla gestione dei cinghiali non si spegne. Dopo l’uccisione, il 25 marzo scorso, della famiglia di ungulati che viveva da circa un anno nel torrente San Francesco, il Comitato Torrente San Francesco per la Tutela della Fauna Selvatica torna ad accusare il Comune di non affrontare quella che gli animalisti considerano la vera causa dell’avvicinamento degli animali al centro urbano: la cattiva gestione dei rifiuti. La sintesi della protesta è durissima: per l’amministrazione, sostengono, i cinghiali diventano un’emergenza da risolvere con catture e abbattimenti, mentre la rumenta lasciata in strada non viene trattata con la stessa urgenza.

Il Comitato, nato proprio dopo l’intervento del 25 marzo, conta circa duecento cittadini iscritti ed è sostenuto da diverse associazioni protezionistiche, tra cui Task Force Animalista, Associazione a Tutela Legislativa Animali e Ambiente, Associazione Etica Animali e Ambiente, Gaia Animali e Ambiente e Oasi Santa Giuliana della Rete dei Santuari. Le referenti Carolina Sala, Giordana Giranti e Annalisa Vagliasindi parlano di «mala gestione della prevenzione per un contenimento etico-ecologico della fauna selvatica» e di «totale mancanza igienico-sanitaria», sostenendo che la presenza degli ungulati e di altri selvatici in città sia favorita prima di tutto dagli scarti alimentari e dagli accumuli di pattumiera.
Secondo gli animalisti, il problema non sarebbero quindi gli animali, ma l’assenza di misure elementari di prevenzione: cassonetti anti ribaltamento insufficienti, raccolta dei rifiuti organici da potenziare, varchi non chiusi e zone della città lasciate in condizioni di degrado. «Il Comune di Rapallo non aumenta i cassonetti anti ribaltamento e il ritiro dei rifiuti, specialmente quelli organici, lasciandoli per strada abbandonati giorno e notte, specie nei festivi», denunciano Carolina Sala, Giordana Giranti e Annalisa Vagliasindi. Le segnalazioni riguarderebbero diverse zone, da via Betti a via Mameli, da via Tito Speri a via Bolzano, dalla funivia al Castello, dove i cittadini avrebbero documentato «accumuli di pattumiera ovunque» e «una vergognosa sporcizia».
La contestazione nasce dalla cattura e uccisione della famiglia di cinghiali nel torrente San Francesco, avvenuta all’alba del 25 marzo davanti ad alcuni cittadini, compresi minori. Il Comitato definisce quell’intervento «cruento e ingiustificato» e ha delegato Task Force Animalista a presentare istanza di accesso agli atti, tramite l’avvocata penalista Daniela Russo, per verificare legittimità e modalità dell’operazione gestita dalla vigilanza faunistica regionale. Gli animalisti contestano anche il richiamo alla peste suina africana, sostenendo che se l’emergenza sanitaria fosse stata davvero centrale sarebbero state adottate rigorose procedure di biosicurezza durante l’intervento nel torrente.
La questione è arrivata anche in Consiglio comunale, dove il consigliere di opposizione Francesco Angiolani ha presentato una mozione per promuovere prevenzione e contenimento etico-ecologico degli ungulati, richiamando modelli come quello delle Cinque Terre. La mozione, secondo quanto riferito dal Comitato, è stata respinta dalla maggioranza. Il 18 aprile, intanto, un corteo di centinaia di persone ha attraversato Rapallo chiedendo giustizia per i cinghiali uccisi e una diversa gestione del rapporto tra città e fauna selvatica.
Il Comitato annuncia che la mobilitazione continuerà. «L’ordinario a Rapallo non viene gestito, mentre lo straordinario è gestito con catture e uccisioni di animali inermi, delegando la Regione e lavandosene le mani», accusano le referenti. La loro richiesta è che le istituzioni investano nella prevenzione, nella tutela ambientale, nella gestione dei rifiuti e in soluzioni non cruente, nel rispetto dell’articolo 9 della Costituzione, della normativa nazionale e delle indicazioni del Tribunale amministrativo regionale e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.
La battaglia, assicurano gli animalisti, non resterà confinata a Rapallo. Gli iscritti al Comitato intendono monitorare anche i comuni limitrofi e documentare le situazioni critiche, mentre la vicenda ha già attirato adesioni e attenzione anche fuori dalla Liguria. «I soldi pubblici, i nostri soldi, le istituzioni devono usarli senza risparmiare sulla prevenzione, investendo nella tutela di ambiente, animali e persone», concludono Carolina Sala, Giordana Giranti e Annalisa Vagliasindi. Poi la frase che riassume il senso politico della protesta: «La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci».
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